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Garlasco: l'udienza per Sempio rischia di fermarsi, il nodo del condannato Stasi
Con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Andrea Sempio, accusato dell'omicidio di Chiara Poggi, si profila una strada processuale tortuosa e lunga prima di mettere la parola fine a una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi anni.
Da un lato, ci sono un'udienza preliminare e un eventuale processo in Assise nei confronti dell'ex commesso, procedimento, questo, che potrebbe però essere "congelato" come chiede la sua difesa, ritenendo che tutto si debba fermare in quanto c'è già un condannato definitivo.
Dall'altro, è in arrivo la nuova proposta di revisione della sentenza con cui sono stati inflitti 16 anni ad Alberto Stasi, l'allora fidanzato della ragazza, in quanto, secondo i difensori, sono sopraggiunte prove tali da poter ribaltare il verdetto. Il delitto di Garlasco, dunque, è diventato ormai anche un caso giuridico senza precedenti, o per dirla con le parole dei difensori del nuovo imputato, Liborio Cataliotti ed Angela Taccia, un sorta di "mostro giuridico".
In molti si chiedono, infatti, se Sempio possa essere processato per lo stesso "fatto-reato" per cui Stasi è stato già ritenuto, in via definitiva, il solo e unico colpevole. La norma, parlando di "inconciliabilità tra giudicati", lascia aperta la strada a questa possibilità - è stato spiegato in ambienti giudiziari milanesi - e in caso di decisione definitiva con esito infausto per Sempio, si porrà semmai il tema dell'impugnazione per rimediare all'errore giudiziario, al momento ancora presunto, per cui Stasi sta finendo di espiare la pena.
Di diversa opinione, però, sono Cataliotti e Taccia, i quali, come hanno annunciato tempo fa, presenteranno al gup Luigi Riganti un'istanza di sospensione dell'udienza preliminare in attesa di una decisione sulla revisione di Stasi o, altrimenti, chiederanno di sollevare un'eccezione di incostituzionalità. Ritengono che, in caso di rigetto della richiesta, sia compito della Consulta sciogliere il nodo sulla possibilità di coesistenza di un imputato e un condannato, non in concorso tra loro, per lo stesso delitto.
Si fa notare, infatti, che il giudice, quando dispone il rinvio a giudizio sulla base delle nuove norme, lo fa per una ragionevole previsione di condanna. Ma come è possibile se c'è già un condannato? In più, quel condannato, ossia Stasi, in ipotesi potrebbe "essere legittimato a costituirsi parte civile" contro Sempio, ha osservato sempre Cataliotti. Chi bazzica gli uffici del Tribunale di Pavia ritiene che non sarà necessario nemmeno coinvolgere la Corte Costituzionale e che il giudice potrebbe, di sua iniziativa, congelare il procedimento. Per Stasi si profila, intanto, la strada della richiesta di revisione.
A presentarla saranno di certo i suoi difensori, mentre tuttora non si sa quale sarà la mossa della procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni. "Nessuna novità", ha ripetuto ancora oggi senza lasciare intendere se chiederà di riaprire il caso, come fece, quando era Pg a Cagliari, per Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo che dopo 33 anni di carcere per un triplice omicidio è stato scagionato e liberato dopo la ritrattazione di un testimone chiave.
Sul fronte della revisione verrà investita la Corte d'Appello di Brescia e i tempi non saranno rapidi. Innanzitutto va registrato che, dopo la nomina del procuratore generale Guido Rispoli alla guida della Procura di Verona, sarà il 'reggente' Domenico Chiaro a dover valutare la richiesta e la montagna di allegati, tra consulenze e relazioni, dei legali di Stasi. Poi, sulla scorta della tempistica riservata all'istanza di revisione della sentenza sulla strage di Erba, i giudici, qualora non optino per la camera di consiglio, dovrebbero fissare un'udienza pubblica e pronunciarsi sull'ammissibilità nel giro di tre o quattro mesi dal deposito della richiesta, previsto tra il 10 e il 20 novembre.
Dopo di che, se sarà dichiarata ammissibile, ci sarà un processo nel merito che, qualunque sarà l'esito, potrà passare anche per un ricorso