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Scontri Askatasuna, per il primo imputato il pm chiede quattro anni
Quattro anni di carcere: a tanto ammonta la prima richiesta di condanna presentata dalla procura di Torino per gli scontri divampati nel capoluogo piemontese lo scorso 31 gennaio durante un corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna.
La proposta riguarda uno dei dimostranti, un 22enne della provincia di Grosseto che era stato arrestato nel giro di alcune ore con il meccanismo della 'flagranza differita', e ha preceduto di pochi giorni il blitz della Digos di stamattina, quando sedici suoi compagni sono stati raggiunti da altrettante misure cautelari e restrittive. Un'operazione che ha ricevuto il plauso del ministro dell'interno, Matteo Piantedosi: "Chi scende in piazza solo per praticare violenza non si illuda di sfuggire alla legge". "Lo Stato non arretra", ha aggiunto il collega di governo Paolo Zangrillo. Il giovane grossetano è processato con il rito abbreviato.
La sentenza è prevista tra qualche settimana ma lo spettro di una condanna a quattro anni sembra un assaggio della severità con cui i pm intendono giocare la partita. Il 22enne è coinvolto nel caso di un poliziotto circondato, atterrato e preso a calci e martellate: non si rese autore di gesti violenti, ma era nel gruppo degli aggressori. E i sedici nuovi indagati devono rispondere, a titolo di concorso, di tutte le lesioni patite in momenti diversi da 103 uomini delle forze dell'ordine. Non è possibile stabilire chi di loro ha colpito chi, ma il punto è la consapevolezza: era "prevedibile", secondo la procura, che il corteo non sarebbe stato pacifico. Stesso discorso per il danneggiamento di auto, fioriere, palazzi, vetrate, bar, negozi: il conto, presentato all'intero gruppo, supera i 280 mila euro.
La gip Giulia Caveglia ha firmato due ordini di custodia in carcere, sette ai domiciliari, sette fra divieti di dimora e obblighi di firma. Gli indagati sono di varie località sparse per le province di Torino, Asti, Imperia, Cosenza, Novara, Firenze, Reggio Emilia, Genova e Cagliari. Una specie di network nazionale dell'antagonismo, coordinato dai militanti di Askatasuna, che si era riunito per protestare contro lo sgombero dello storico centro sociale e dare vita, per citare le parole del gip, a "una guerriglia urbana ben pianificata e organizzata".
Le immagini del poliziotto aggredito fecero il giro dei media: il giorno dopo la premier Giorgia Meloni andò a trovare l'agente in ospedale. Ma l'episodio più grave è considerato l'incendio di una camionetta del V reparto mobile della polizia: "Non potevo uscire - ha detto la divisa alla guida - per il fitto lancio di oggetti e sono rimasto intrappolato tra il fumo e le fiamme. Mi ha salvato all'ultimo momento una pattuglia della guardia di finanza". Qui si procede per tentato omicidio: l'indagato è un 28enne astigiano ora in carcere.