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Con un'arma softair sparò agli attivisti dell'Anpi, condannato a quattro mesi
Il 25 aprile scorso è uscito di casa portando con sé una pistola, di quelle di tipo soft air. Con il motorino ha raggiunto la zona di Parco Schuster, a Roma, dove era in corso una manifestazione in occasione della Liberazione e da una distanza di alcuni metri fece fuoco in direzione di alcuni militanti dell'Anpi ferendone due. Per questo Eitan Bondì, 22enne appartenente alla comunità ebraica romana, è stato condannato dal gup, al termine di un processo svolto con il rito abbreviato, a 4 mesi. Il giudice ha riqualificato il reato contestato, facendo cadere l'accusa di tentate lesioni aggravate e riconoscendo quella meno grave di percosse. Bondì è stato inoltre assolto dall'accusa di porto abusivo di armi.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il giovane ferì un uomo e una donna che indossavano al collo il fazzoletto dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia. Bondì finì in carcere per l'accusa di tentato omicidio. Nel corso dell'udienza convalida, davanti al gip, il ragazzo - che era presente oggi a piazzale Clodio - si avvalse della facoltà di non rispondere, scegliendo tuttavia di rendere dichiarazioni spontanee davanti al giudice. In quell'occasione Bondì si scusò per quanto l'accaduto, assumendosi la responsabilità del gesto e prendendo le distanze da qualsiasi matrice politica o ideologica. "Mi assumo la responsabilità di questo gesto deplorevole. Mi vergogno di quanto ho fatto ed esprimo solidarietà verso le persone ferite e verso chi si è sentito offeso dal mio gesto", affermò nel carcere di Regina Coeli il giovane, difeso dagli avvocati Cesare Gai e Gianluca Tognozzi.
Nell'ordinanza con cui il giudice dispose i domiciliari descrisse l'accaduto come un gesto "del tutto irrazionale", escludendo la presenza di un sostanziale movente alla base dell'azione contestata. Bondì, tornato poi libero, ha inoltre smentito qualsiasi collegamento con la Brigata Ebraica. "Voglio specificare che non faccio parte di nessun gruppo. Non ci sono moventi politici e ideologici dietro il mio gesto: non ho nessun legame con la Brigata Ebraica e non l'ho mai rivendicato", ha dichiarato davanti al giudice. Le indagini erano state condotte dalla Digos che, nel corso di una perquisizione domiciliare, aveva rinvenuto nella disponibilità del giovane, titolare di porto d'armi per uso sportivo, tre fucili, diverse pistole e alcuni coltelli.