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I Noname, gli hacker di Mosca nascosti tra i server dei proseliti
Dagli attacchi Ddos ai nomi di politici e magistrati sul dark web o gli hackeraggi alla catena del freddo. La crew del collettivo di pirati informatici filorussi NoName057(16) ha nel mirino istituzioni e infrastrutture dei Paesi schierati in favore dell'Ucraina nel conflitto contro Mosca. Secondo gli esperti di intelligence, il gruppo di cybercriminali - considerato strettamente legato ai servizi segreti militari di Mosca - è ormai uno degli elementi chiave della guerra ibrida. Ma in passato hanno anche subito un duro colpo dagli investigatori. La stessa Procura di Roma condusse indagini sulle loro attività, sfociate nel 2025 nell'operazione internazionale 'Eastwood', in collaborazione con altri Stati europei: cinque mandati di arresto internazionali furono emessi nei confronti di cittadini russi, due dei quali ritenuti vertici dell'organizzazione mentre oltre seicento server furono disattivati o sequestrati. In Italia, le indagini della Polizia Postale hanno permesso l'identificazione di cinque soggetti, ritenuti aderenti al gruppo, avendo effettuato a loro volta degli attacchi. Fin dalla loro nascita nel 2022, sul proprio canale Telegram i Noname pubblicarono una sorta di manifesto, definendo gli ucraini "ammiratori dei neo fascisti" e giustificando gli attacchi come una controffensiva a quelli dei loro nemici, "orchestrati attraverso i social network e altri canali di comunicazione". Tra i loro motti, le parole di un comandante russo, Aleksandr Nevskij: "Chiunque venga da noi con una spada, perirà di spada!". La rete di cybercriminali è articolata su un livello centrale di comando e controllo in Russia, server intermedi con cui rendere il segnale anonimo per disperdere le tracce attraverso migliaia di computer messi a disposizione di Noname dagli aderenti per gli attacchi. Con questo sistema in passato sono stati colpiti diversi obiettivi: ministeri, banche, aziende. Le tecniche sono varie, come gli attacchi di tipo Ddos (Distributed denial of service): in pratica si invia un'enorme quantità di richieste al sito web obiettivo, che non è in grado di gestirle e quindi di funzionare correttamente. Nulla di irreparabile, non vengono esfiltrati dati per chiedere un riscatto, come nel caso dei ransomware, ma si provoca un disservizio per un periodo di tempo limitato a chi non ha adeguato i propri sistemi di tutela cyber. I Noname reclutano inoltre i simpatizzanti, distribuendo gli elenchi dei target occidentali da colpire, e nel tempo hanno anche lanciato una piattaforma chiamata 'DDosia': grazie a un software che chiunque può scaricare, si può prestare la potenza del proprio computer per gli attacchi informatici del collettivo, ricevendo in cambio ricompense in criptovalute. Con la stessa moneta si propone di pagare taglie messe su figure istituzionali, di cui vengono diffusi i dati sensibili sul web. Il gruppo collabora con altre sigle di hacker come i Z-Pentest, assieme ai quali ha recentemente rivendicato attacchi a sistemi digitali di controllo di grandi impianti di refrigerazione dei supermercati europei e italiani, minacciando di colpire in futuro anche acquedotti e centrali elettriche. Oltre a prendere di mira il ministro degli Esteri Antonio Tajani, i Noname hanno duramente criticato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella mentre nel 2023, dopo la visita della premier Giorgia Meloni a Kiev, condussero una serie di attacchi informatici ad infrastrutture italiane. E quest'anno hanno più volte provato a mettere in difficoltà siti legati alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina.
I Noname, gli hacker di Mosca nascosti tra i server dei proseliti
ROMA,
07 novembre 2026, 20:30
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