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Una nuova Via della Seta attraversa l’Artico, ma c’è un prezzo
Un armatore cinese ha programmato il primo servizio container settimanale lungo la Rotta marittima settentrionale, con collegamenti tra Asia ed Europa previsti da metà agosto a ottobre. Il corridoio segue la costa settentrionale della Russia e può ridurre il viaggio da circa 40 a 20 giorni, ma la sua apertura commerciale dipende dal ritiro dei ghiacci e porta nuovo traffico in uno degli ecosistemi più vulnerabili del pianeta.
La possibilità di mantenere collegamenti regolari durante l'estate deriva dal cambiamento climatico e dalla progressiva riduzione della copertura glaciale. Secondo il National Snow and Ice Data Center, il NSIDC, i 17 minimi estivi più bassi mai registrati sono stati osservati nell'arco degli ultimi vent'anni. Una rotta che pochi decenni fa sarebbe apparsa impraticabile è quindi diventata accessibile per periodi più lunghi.
I dati della NASA indicano che l'estensione del ghiaccio marino artico sta diminuendo di circa il 12 per cento per decennio. La tendenza non rende l'Artico privo di pericoli: ghiaccio mobile, condizioni meteorologiche estreme e infrastrutture limitate continuano a complicare la navigazione. Consente però agli operatori di valutare stagioni operative più estese e servizi prima difficili da pianificare.
Per gli esportatori asiatici, un transito di circa 20 giorni offre un'alternativa alla rotta che attraversa lo Stretto di Malacca, l'Oceano Indiano e Bab el-Mandeb. Il percorso artico evita inoltre il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz, aree condizionate da conflitti e tensioni geopolitiche. La Cina può così trasportare merci verso l'Europa, mentre la Russia utilizza lo stesso corridoio soprattutto per inviare petrolio ai mercati asiatici.
Il vantaggio logistico presenta un costo ambientale. Le navi emettono black carbon, particelle scure prodotte dalla combustione che possono depositarsi su neve e ghiaccio, ridurne la capacità di riflettere la radiazione solare e favorire ulteriore fusione. Preoccupa anche l'impiego dell'olio combustibile pesante, economico e molto energetico, ma particolarmente problematico in caso di emissioni o incidenti nelle acque polari.
L'Organizzazione marittima internazionale ha vietato dal 2024 l'uso di questo combustibile nell'Artico, ma alcune eccezioni ne consentono ancora l'impiego. La governance è inoltre frammentata: la Russia stabilisce autonomamente le regole della rotta settentrionale e le tensioni geopolitiche rendono poco probabili nuovi accordi internazionali capaci di rafforzare controlli e standard ambientali condivisi.
Un'analisi della fondazione ambientalista Bellona ha esaminato un precedente viaggio della nave cinese Istanbul Bridge. Secondo il gruppo, l'imbarcazione potrebbe non essere stata costruita per affrontare adeguatamente il ghiaccio e potrebbe aver utilizzato combustibile pesante; si tratta di valutazioni espresse in termini non conclusivi. L'espansione dei traffici artici resta così legata a un paradosso: il degrado climatico apre una scorciatoia commerciale che, senza controlli efficaci, rischia di esercitare ulteriore pressione sull'ambiente che l'ha resa disponibile.
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