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Dall’Italia al Kazakistan in una FIAT Panda di quasi 30 anni: avventura epica
Due amici sono partiti per una Odissea moderna a bordo di una FIAT Panda del 1997. Hanno attraversato due continenti e tante peripezie
Due ragazzi milanesi hanno avuto il piacere di incontrarsi e progettare un’avventura al Mongol Rally, attraversando Paesi e vivendo emozioni uniche. Lo sforzo di raccontarle non può mai rendere al 100% il brivido di un viaggio, iniziato dal capoluogo meneghino sino all’arrivo all’est del Kazakistan a bordo di una Panda del ’97, senza aria condizionata e con un bagagliaio pieno di pezzi di ricambio.
L’avventura che hanno affrontato in questi giorni Yanez Fadda e Giulio Bottega, due amici lombardi che hanno deciso di sfidare i limiti tecnici di una FIAT Panda di quasi 30 anni e soprattutto la propria passione, può apparire folle. Ci vuole coraggio ad azzardarsi al Mongol Rally al volante di una Panda, in una sfida non competitiva di circa 16mila chilometri senza un tracciato obbligatorio, ma che mette a dura prova anche i moderni SUV.
“Sai quando parti, ma non sai né dove né quando arrivi”, ha spiegato uno dei due protagonisti in una intervista concessa alla Repubblica.it. La Panda per quanto resistente ha arrestato la sua corsa e hanno dovuto fare l’autostop, recuperando un passaggio su una bisarca da due camionisti uzbechi, incapaci di capire una parola di italiano. “È nato tutto un anno fa, durante un pranzo da mia zia in cui lei mi ha parlato di questo rally e mi sono subito appassionato. Ho lanciato l’idea ai miei amici sul nostro gruppo Whatsapp e Giulio mi ha appoggiato. Abbiamo iniziato subito a programmare il percorso e cercare l’auto”, ha spiegato Fadda che nella vita lavora per un’agenzia di pubblicità.
Su una Panda verde acqua customizzata per non passare inosservata, il 10 luglio sono partiti da Milano per raggiungere Praga, dove il 12 è cominciata ufficialmente la corsa. Sul profilo Instagram pdm_inc.4×4 i due ragazzi hanno raccontato la loro impresa. Il traguardo? A Öskemen, in Kazakistan. A partecipare alla sfida si sono presentate tante vetture datata, trattandosi di un rally vintage, ma le regole impongono che il mezzo utilizzato abbia almeno 10 anni e un motore di massimo 1.300 cc.
“Si è presentata una famiglia di americani con uno school bus giallo e lo hanno accettato, ma ne abbiamo viste di tutti i colori: auto a livello di sfasciacarrozze, senza un minimo di manutenzione. Noi in confronto siamo messi benissimo”, ha ammesso Bottega, che non è un meccanico ma di motori ne capisce. Al Mongol Rally si presentano appassionati da tutto il mondo. Dagli americani ai neozelandesi con tanta voglia di stupire e mettere alla frusta veicoli improbabili. Segni particolari? Poco sonno in tenda, tanta fame e una immensa solidarietà tra i partecipanti all’evento on the road.
La Panda, come hanno ricordato i ragazzi, è di ferro, senza aria condizionata, e nella regione del Mangistau nell’abitacolo hanno raggiunto i 45 gradi. La differenza la vettura torinese è riuscita comunque a farla rispetto ai competitor. “Alcuni team non sono arrivati neanche alla partenza perché hanno spaccato la macchina prima, altri si sono dimezzati. C’è uno che si iscrive da tre anni e non riesce mai a partire”, hanno spiegato gli amici con un pizzico di orgoglio.
I protagonisti hanno attraversato Budapest, Ankara, Samarcanda e Chorug in Tagikistan, macinando centinaia di km al giorno senza lunghe soste. “Il momento più difficile è stato affrontare la Pamir Highway, la seconda strada più alta del mondo. Ha messo a dura prova nervi e fatica fisica: è stato veramente pesante. È un tratto quasi tutto sopra i 4mila metri e ti manca l’ossigeno. Abbiamo dormito a 3.900 metri e ci siamo svegliati con un forte mal di testa, ma i paesaggi che abbiamo visto – al confine con l’Afghanistan e con la Cina – hanno ripagato tutta la fatica”, hanno confessato al termine dell’impresa titanica.