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5 grandi Odissee nei videogiochi: viaggi epici e indimenticabili
Quello del ritorno a casa è un tema particolarmente caro anche ai videogiochi, che negli anni lo hanno esplorato in maniere molto differenti.
Mattatore assoluto della stagione cinematografica e protagonista quasi scontato di quella dei premi, l'ultimo lungometraggio di Christopher Nolan ha riportato al centro della discussione culturale un pilastro della letteratura antica, quell'Odissea che da secoli appassiona lettori, storici e illustri pensatori regalando riflessioni e nuovi spunti anche attraverso le sue riletture moderne. Forte di un cast stellare e della solita ossessione all'impatto visivo che contraddistingue le ultime opere del regista britannico (qui trovate la nostra recensione de L'Odissea), il film ha ad esempio ricavato dalla figura di Ulisse una considerazione sui conflitti e sul peso gravoso che essi hanno avuto nel crollo delle diverse società del tempo, trovando nel protagonista la chiave per quel senso di colpa che attanaglia chi è costretto a prendere decisioni fatali. Il capolavoro omerico è però anche il racconto di un eroe che torna a casa tra mille peripezie, sballottato dalle onde e dai capricci delle divinità che lo tengono lontano dalla tanto agognata Itaca, dando vita a quell'esaltazione del viaggio capace di ispirare un numero incalcolabile di artisti in numerosi campi, come anche nei videogiochi: questi titoli hanno ripreso il tema del ritorno in patria costruendo delle vere e proprie Odissee i cui protagonisti, affrontando innumerevoli pericoli, vogliono soltanto tornare a casa dai propri cari.
All'interno di un'estetica fantascientifica che tanto deve anche all'immaginario dell'horror, il capolavoro targato Housemarque utilizza proprio elementi della mitologia greca per tracciare la rotta di un'astronauta verso il pianeta Terra, certamente, ma soprattutto per la casa dove l'attende suo figlio piccolo. Precipitata sul pianeta di Atropos mentre era alla ricerca dell'Ombra Bianca, Selene si ritrova imprigionata in un loop che la costringe a tornare sul luogo dello schianto dopo ogni morte, mettendo a dura prova la sua sanità mentale che vacilla sotto i colpi di messaggi vocali lasciati da altre versioni di sé stessa, visioni di una figura che sembra seguirla dappertutto e le apparizioni incomprensibili della sua casa d'infanzia su quel pianeta sconosciuto.
L'adrenalinico bullet hell in terza persona imbastito dagli sviluppatori finlandesi è puro godimento action, mentre la natura roguelike del titolo si affianca perfettamente ad una narrazione fatta di cicli apparentemente impossibili da spezzare, mentre gli stralci di lore rinvenibili durante l'avventura espandono i confini di una storia che esplora temi sensibili come la famiglia e le pressioni che derivano da essa.
Se l'Odissea è da sempre una delle opere di riferimento per tutta la letteratura (e non solo), Final Fantasy X ricopre lo stesso ruolo all'interno di un altro genere, quel JRPG che la serie ha contribuito a modellare nel corso del tempo e che ha trovato il proprio apice con un decimo capitolo ancora oggi considerato dagli appassionati come uno dei suoi più grandi esponenti. La storia di questo caposaldo dei videogiochi segue le peripezie del giovane Tidus, superstar del blitzball nella metropoli di Zanarkand, teletrasportato in un mondo apparentemente sconosciuto dopo l'assurdo attacco di un mostro spuntato dal mare proprio mentre lui si apprestava ad eseguire un'epica rovesciata.
Ciò che segue è l'indimenticabile viaggio di un manipolo di personaggi incaricati di salvare il pianeta da Sin, l'essere gigantesco che ha praticamente azzerato la società ipertecnologica in cui vivevano gli umani, grazie alle abilità da evocatrice di Yuna, alla quale Tidus accetta di fare da guardiano mentre in sé cova sempre il desiderio di tornare a casa, nel suo tempo. Il ritorno a Zanarkand diventa così uno dei momenti più toccanti dell'intera narrazione, elevato da uno dei tanti brani sensazionali di una colonna sonora che è diventata immortale.