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Jessica e Jacques, amore e guai giudiziari della coppia di imprenditori
Da mesi sotto i riflettori ma questa volta l'inchiesta sul rogo di Capodanno nel locale Le Constellation a Crans-Montana non c'entra. Gli occhi nascosti dietro le grandi lenti scure nonostante il sole ormai tramontato, lo sguardo basso, il piumino nero.
Davanti a lei, il marito, barba brizzolata, occhi che si guardano continuamente intorno. E mano nella mano verso la procura di Sion. Tutt'intorno il capannello di giornalisti e operatori che ha sempre accompagnato, all'esterno, gli interrogatori della coppia indagata per la strage di Capodanno. Si presentavano così i coniugi francesi a gennaio, scortati dagli avvocati, senza dire una parola. Poi sono arrivati i primi racconti di Jessica Moretti, fatti ai magistrati o in qualche intervista. "Mio marito ha avuto un'infanzia caotica, è finito per strada all'età di 14 anni. Ha conosciuto la fame. Quando ci siamo incontrati, abbiamo desiderato fin da subito la stabilità", erano state le sue parole messe a verbale a gennaio scorso, parlando della storia con suo marito. Una relazione cominciata nell'estate del 2012, proseguita l'anno dopo con il matrimonio. Nel 2015, poi, l'acquisizione di Le Constellation.
"È proprio in questa ricerca di stabilità - aveva raccontato ancora ai magistrati la coniuge Moretti - che abbiamo scelto di stabilirci a Crans-Montana, così come di fondare qui la nostra famiglia". Dopo la strage, la coppia - che in un primo momento sembrava muoversi sempre assieme - aveva anche indirizzato una lettera ai propri dipendenti. "Eravate i nostri protetti e lo siete ancora", si leggeva nella missiva. E a loro dicevano: "Ci assumiamo questa responsabilità senza cercare in alcun modo di scaricarla su di voi".
Ma nel passato della coppia, prima ancora dell'inchiesta sulla strage, ci sono due indagini nel Vallese: una penale nel 2020 su fondi Covid e una dell'ispettorato del lavoro nel 2022. Mentre Jacques Moretti venne condannato in Francia, nell'ottobre del 2008, per "sfruttamento aggravato" della prostituzione. Ora per il proprietario di Le Constellation, che nell'ultima inchiesta sul rogo nel locale era stato scarcerato dopo il versamento di una cauzione di 200 mila franchi, si aprono nuovamente le porte di un istituto penitenziario.