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Invisibili e insapore: i metalli pesanti nel pesce che mangiamo
Un gruppo di ricercatori, guidati da Hend Ali Elshebrawy, del dipartimento di Igiene, Sicurezza e Tecnologia Alimentare, nella Facoltà di Medicina Veterinaria, dell’Università di Mansoura in Egitto, ha pubblicato uno studio importante che, di riflesso, coinvolge la nostra abitudine alimentare. Infatti, hanno scoperto la presenza di metalli pesanti, invisibili e insapore, nel pesce che mangiamo.
La ricerca, pubblicata il 22 agosto 2026 su Scientific Reports, ha esaminato 250 pesci acquistati in sei punti vendita di Mansoura, in Egitto. Nello specifico si è trattato di 50 cefali, 100 sardine e 100 sgombri, tutte specie che siamo abituati a mangiare e che fanno parte della nostra personale dieta mediterranea e che i nutrizionisti consigliano di mangiare regolarmente.
“I metalli pesanti sono elementi metallici persistenti ad alto peso atomico e densità che possono entrare negli ambienti acquatici sia attraverso processi naturali, come la dissoluzione dalla crosta terrestre, sia attraverso attività antropiche, tra cui agricoltura, processi industriali, urbanizzazione, smaltimento delle acque reflue e deflusso superficiale“, hanno spiegato i ricercatori.
La ricerca, a differenza dei tanti studi precedenti, ha valutato sia i rischi cancerogeni che non cancerogeni per la salute della popolazione e dei forti consumatori di pesce marino contaminato da metalli pesanti.
“Il consumo di pesce marino contaminato da metalli pesanti oltre i livelli raccomandati potrebbe aumentare il rischio di danni neurologici, malattie renali, malattie epatiche e altre gravi patologie“, hanno precisato i ricercatori. “Il mercurio, in particolare il metilmercurio, è altamente tossico per il sistema nervoso, mentre l’arsenico è al primo posto tra le dieci sostanze più pericolose secondo l’Agenzia per le sostanze tossiche e il registro delle malattie“.
L’arsenico è un elemento altamente tossico; tuttavia, oltre il 90% dell’arsenico presente nel pesce marino si trova in forme organiche, che sono meno tossiche, mentre solo lo 0,02-11% è arsenico inorganico, che è altamente tossico.
Gli esperti hanno anche spiegato che “l’arsenico inorganico potrebbe causare disfunzioni cardiovascolari, disturbi della pelle, danni neurologici, danni al fegato e neoplasie in caso di esposizione a lungo termine“. Invece, “l’esposizione al piombo può compromettere la sintesi dell’emoglobina e causare disturbi neurologici, renali e riproduttivi, mentre il cadmio è classificato come cancerogeno umano di Gruppo 1 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro“.
Questa ricerca, come nel caso della frutta, pone i riflettori su un aspetto controverso che riguarda gli alimenti considerati salutari che possono nascondere dei pericoli a causa di contaminazioni e presenza di elementi dannosi all’uomo se assunti in quantità elevate.